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Chi ha vinto in Giappone le ultime elezioni

Questa non è la prima volta che parliamo di politica Giapponese (la prima volta è questa), allora non vi stupirete se oggi parliamo appunto del nuovo governo Nipponico, che vede scendere dallo scranno il nostro amato cristiano cattolico Taro Aso, per far posto al battista Yukio Hatoyama del 民主党 - みんしゅとう - minshutō (letteralmente "Partito Democratico" o "Partito della sovranità popolare" sito eng) .


Chi perde: La destra storica, al potere da 54 anni quasi ininterrotti, ha accompagnato per mano un Giappone sempre meno competitivo nella scena mondiale. Infatti l'andamento dell'economia globale, unite alle scelte politiche e sociali, allo strapotere della burocrazia, alle tangenti e agli scandali che in Giappone non mancano (ad esempio un ministro ubriaco alla propria conferenza, infelici dichiarazioni razziste e nazionalistiche dei vari componenti) ha cominciato a dare speranza a quella sinistra che per consensi tanto somiglia al nostrano, inconcludente PD.

I numeri: Vincendo con 308 seggi su 480 alla camera bassa, i Democratici han visto aumentare del 175% la loro popolarità, ottenendo la maggioranza in entrambe le camere (probabilmente per due anni).

Cosa cambia? Per ora è impossibile dirlo con certezza: accordi pre-elezioni fatti tra il nuovo governo e la sua opposizione di 119 seggi, i legami politico/industriali del nuovo primo ministro (lui rampollo bene delle dinastie politiche, sua moglie legata al gruppo bridgestone) e l'utilizzo di starlette di bell'aspetto fanno pensare ad un cambiamento minore di quello auspicabile dalla base elettorale.
Eppure per i legami con l'America (della quale il Giappone è un vero e proprio vassallo militare, economico e politico) promettono un ridimensionamento consistente, per i legami con la cina (che a grandi linee, storicamente sono stati in ordine: modello -> nemico -> schiavo -> amico moolto poco fidato) dovrebbero venire migliorati.
Sono stati promessi miglioramenti assistenziali e contro l'attuale impostazione "corporativistica", troppo favorevole alle grandi famiglie industriali, una nuova regolamentazione del lavoro precario (che prima del 1990 era impensabile in giappone).

A noi che c'è ne frega del Giappone? I rapporti tra Italia e Giappone sono tanti, anche se spesso percepiti come troppo lievi: dai prodotti di lusso agli alimentari, dai macchinari pesanti alle utilitarie, per non parlare dei prodotti tecnologici ed il comparto entertainment. Sarebbe il caso di capire cosa il nostro governo ha intenzione di fare, come il nostro sistema ha intenzione di reagire; dal 2007 l'opposizione aveva messo in stallo l'operato del governo, portando ad una sfiducia generale da parte degli investitori.
Forse ora è il momento di rivedere i nostri piani: ci sono le basi per una seria ripresa, e per il conseguente sfruttamento di un mercato da sempre molto attento ai prodotti italiani...

Fonti:
NYTimes (purtroppo i nostri giornali italiani online sono di gran lunga inferiori)
ilGiornale (generalmente poco affidabile, in questo articolo scarno evita di schierarsi troppo)
Repubblica (articolo un pò troppo fazioso e culturalmente inaffidabile tra stereotipi e particolarismi Giapponesi)
l'Unità (Articolo scarno ma più affidabile, il titolo è eccessivamente pro PD)
ilSole24Ore (nessuno si aspetta alcun "tatto culturale" da questa testata, che comunque ha prodotto un ottimo articolo)

Comments

  1. Ci sarebbe molto da dire...ma le dinamiche giapponesi osno diverse dalle nostre.
    In breve si potrebbe dire che:
    - il voto è stato di protesta visto le 3 legislature penose dopo koizumi
    - i cambiamenti saranno minimi perchè non ci sono fondi per attuare forme di sostegno ecomonico
    - il discorso okinawa rappresenta un discorso a parte, perchè di fatto e questo potrebbe essere una vera preoccupazione, tutti i partiti politici e i giapponesi in generale stanno dirigendo il paese verso una indipendenza politico militare, le discussione pro e contro sono una maschera.
    - le analogie con la situazione italiana è improponibile perchè
    il partito liberale è di fatto e di statuto liberale e non è per nulla abbinabile al PDL che non è liberale ma ultraconservatore.
    Lo stesso per il pd che ancora non
    ha uno statuto snello e chiaro ed è molto distante da obama e dal pd giapponese.

    Hai fatto un buon articolo.

    ReplyDelete
  2. Speravo di lasciar trasparire l'incertezza e i dubbi riguardanti un vero cambiamento.
    Di sicuro volevo rimanere lontano dalle sensazionali dichiarazioni di cambiamento epocale.

    A mio avviso però il particolarismo, anche se strutturalmente utilizzato a fini propagandistici qui in Italia, andrebbe comunque accantonato.

    Sto trovando sempre più connessioni tra Italia e Giappone, dal punto di vista politico e antropologico. Spero di mettere continuamente in dubbio le mie tesi, per ora continuo a rimanere informato sopratutto attraverso pubblicazioni, studi, giornali, e i blog come il vostro!
    ciao e grazie della lettura...

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